PRIMO PIANO
STATO DI SALUTE
Sopra: il cantiere per la Residenza sanitaria assistita in via Vivaldi

I consigli dei Comuni che costituiscono la Società della salute dell’area nord ovest hanno discusso ed approvato il primo Piano Integrato di Salute (PIS) che detta le linee di indirizzo generali e gli obiettivi relativi al triennio 2005-2007. Si ridefi niscono le politiche per gli anziani, soprattutto per quando riguarda le Rsa, e per i diversamente abili, in particolare quelli più gravi. Sullo sfondo, comunque, una fi losofi a ben precisa: passare dal concetto di sanità a quello di salute, perché lo “stare bene” è una condizione più ampia e generale della sola condizione sanitaria. Ne abbiamo parlato con Simone Naldoni, presidente della Società della Salute area nord ovest ed assessore alle Politiche sociali del comune. Con uno sguardo ad uno stato della salute del paese che una recente ricerca ci consegna con qualche linea di febbre.


Una città gode di buona salute quando sono in salute i suoi cittadini. Non è che facendo la media tra le condizioni fi siche di ogni iscritto all’anagrafe otteniamo le condizioni fi siche di quella città, non è questo che intendiamo: il concetto di salute è molto più esteso, copre molti più aspetti della vita che non quello dello stato di funzionalità e di conservazione dei singoli corpi. Diciamo che una città (o un territorio) gode di buona salute quando è animosa, quando funziona, quando è ricca almeno abbastanza per far vivere tutti in maniera dignitosa, quando si sa cosa farvi nel tempo libero, quando ha energie di riserva per rigenerarsi di continuo. Un cittadino è in salute quando sta bene fi sicamente, ma non solo, nell’uso comune si parla di una persona “piena di salute” e intendiamo che è sana, libera, forte, piena di risorse, attiva, che ha speranze; nel discorrere quel tizio o quella tale possono essere, indifferentemente, “pieni di salute” o “pieni di vita”, e dunque vivere e stare in salute alla fi n fi ne sono usati come sinonimi. “Come va?” è un saluto comune, “fi nché c’è la salute!” è la risposta. In un moderno stato sociale che aspiri alla vicinanza con le vere esigenze dei cittadini, le politiche per la sanità, e quelle per il sociale, stanno dentro le politiche per la salute, ma non le esauriscono, non bastano a dare risposte alle complessità del vissuto reale.

LA SOCIETÀ DELLA SALUTE
Per questi motivi dal 2004 in Toscana sono state istituite tra i Comuni e le Asl le Società della Salute, che hanno come fi ne istituzionale “la salute ed il benessere sociale e non solo l’offerta di prestazioni, e hanno come presupposto quello di favorire la partecipazione alle scelte in merito ai servizi socio sanitari dei cittadini, che attraverso le loro rappresentanze istituzionali e associative ne fanno parte”. La Sds della zona Fiorentina nord ovest raggruppa, oltre alla Asl 10 di Firenze, i Comuni di Scandicci, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Lastra a Signa, Calenzano, Signa, Fiesole e Vaglia, i cui Consigli Comunali hanno approvato lo scorso mese il primo Piano integrato di salute, relativo al triennio 2005-2007.

IL PIS
“La Società della Salute - si legge nel documento approvato dai Consigli Comunali - si propone con il suo primo Piano integrato di Salute di perseguire i seguenti obiettivi strategici: migliorare l’offerta e le prestazioni al cittadino, in modo particolare alle categorie di cittadini più deboli, anziani, disabili e minori; uniformare le prestazioni socio-sanitarie all’interno della nostra zona anche attraverso la revisione del regolamento unico di accesso alle prestazioni in ambito sociale e il regolamento Isee per le prestazioni a domanda individuale; migliorare la presa in carico territoriale anche attraverso la sperimentazione di modelli innovativi di integrazione tra medico di famiglia, infermiere e assistente sociale; perseguire obiettivi di reale integrazione socio-sanitaria attraverso la creazione di sportelli unici per l’accesso alle prestazioni socio-sanitarie ad alta complessità; promuovere la centralità del territorio all’interno del sistema sociosanitario, anche attraverso un più effi cace rapporto tra ospedale e territorio; promuovere azioni volte al contenimento della spesa sanitaria”.

ANZIANI
“Partiamo dal concetto che l’età non è una malattia – dice il presidente della Società della Salute della zona Fiorentina nord ovest, e assessore alle Politiche socio sanitarie del Comune di Scandicci, Simone Naldoni – e che gli anziani che stanno bene per la nostra comunità sono una risorsa preziosissima; molti sono impegnati nel volontariato, vivono la città rendendola più sicura, possono dare un contributo fondamentale nell’educazione e nella crescita dei nipoti, aiutare i coetanei che magari hanno bisogno di alcune assistenze, solo per fare alcuni esempi; puntiamo a offrir loro sempre nuove occasioni di utilità”. Per gli anziani non autosuffi cienti le necessità sono ovviamente diverse; alla fine di quest’anno dovrebbe essere ultimata la Residenza sanitaria assistita da sessanta posti letto, tra via dell’Acciaiolo e via Vivaldi: l’opera, oltre 7 mila metri quadri su tre piani, con un costo di oltre 6 milioni di euro - 2 milioni e 324 mila dei quali a carico del Comune, le quote restanti da Asl e fi nanziamenti statali – ospiterà anche il centro diurno per anziani che adesso è in via Rialdoli (in quella sede dovrebbe andare un punto di medicina di gruppo per il primo soccorso Ucp), la riabilitazione, il “quartier generale” dei servizi infermieristici domiciliari. Sarà, secondo il progetto, il centro delle politiche per gli anziani nel comune di Scandicci.

IL SERVIZIO DI RSA
“La zona Fiorentina nord ovest – dice Naldoni – è candidata alla sperimentazione delle cure intermedie per gli anziani non autosuffi cienti. Il nostro obiettivo è quello di poter arrivare ad una gestione fl essibile dei sessanta posti letto della Residenza sanitaria assistita di Scandicci; non pensiamo infatti che assegnando tutti e sessanta i posti a residenza fi ssa a persone con situazioni di cronicità otterremmo il miglior risultato. Ci sono famiglie che ad esempio possono e vogliono tenere l’anziano non autosuffi ciente a casa, non possiamo arrogarci il potere di calare soluzioni dall’alto in presenza di legami affettivi profondi, e queste famiglie alle istituzioni chiedono di essere alleviate dell’onere dell’assistenza al parente per alcuni periodi dell’anno, oltre a servizi infermieristici a domicilio”. La Società della Salute sta studiando modalità fl essibili di utilizzazione dei posti letto disponibili, per rispondere alle esigenze di un maggior numero di persone rispetto alla situazione attuale, con processi personalizzati in accordo con le famiglie coinvolte. Una delle soluzioni allo studio potrebbe prevedere un numero di posti a rotazione in Rsa abbinati però ad un’assistenza domiciliare più intensa dell’attuale. “Per le fasi di acutizzazione delle condizioni degli anziani non autosuffi cienti, abbiamo la presenza dell’ospedale – dice il direttore tecnico della Sds Andrea Valdré – la cui attività è preziosissima e al tempo stesso non appesantita da questo tipo di servizi; il rapporto tra l’ospedale ed il territorio, infatti, è tale per cui appena l’anziano ha passato il momento critico può tornare ai servizi e al tessuto sociale, grazie alle cosiddette dimissioni ospedaliere assistite. Da parte della Società della Salute in questa ottica sono fondamentali i pacchetti di assistenza domiciliare”. Modulando l’offerta a seconda delle reali esigenze, in sintesi, è possibile anche dare risposte ad un numero di famiglie molto maggiore.

I DISABILI
Le politiche per l’assistenza ai disabili gravi e gravissimi, e alle loro famiglie, sono indirizzate verso due tipi di risposte, ovvero il ‘durante noi’, riferito alla presenza in vita dei genitori dell’utente, e il ‘dopo di noi’, per un futuro sicuro dei disabili anche all’indomani del momento, doloroso ma ineluttabile, della scomparsa dei genitori. Per il “durante noi” l’obiettivo è quello di incrementare l’offerta dei centri diurni, aumentando l’orario di apertura degli stessi, confermando anche il progetto “Sere insieme” già in avanzato stato di sperimentazione. Per il “dopo di noi” la risposta è molto diffi cile, dal momento che si tratta di progettazioni in ambito sociale che non possono contare su esperienze precedenti, neppure in ambito internazionale. Fino a qualche anno fa, quando gli operatori del welfare hanno iniziato a pensarci su, l’unica soluzione contemplata per i disabili gravi che rimangono orfani era quella del ricovero in istituti, che per quanto buoni non possono rappresentare la miglior condizione ambientale in cui vivere. “La nostra proposta è quella di istituire una fondazione – dice Naldoni – che vada a gestire in usufrutto le abitazioni dei disabili; un esempio pratico per spiegare la nostra idea è questo: poniamo che in un comune vivano quattro disabili gravi, rimasti orfani all’interno delle case dove abitavano con i genitori. La fondazione dovrebbe provvedere a predisporre l’alloggio più idoneo a ospitare tutti e quattro i disabili, con un’assistenza qualifi cata assicurata ventiquattro ore su ventiquattro in ambiente domestico; gli altri tre appartamenti verrebbero messi in affi tto dalla fondazione, che con gli introiti manterrebbe al meglio il servizio di assistenza. La fondazione non diventerebbe proprietaria degli immobili, che alla scomparsa degli intestatari tornerebbero ai legittimi eredi. Questa è la proposta della Società della Salute, da studiare e mettere a punto negli aspetti giuridici per poter procedere con la sperimentazione”. Per i disabili lievi, dice ancora il Presidente della Sds, “l’obiettivo è continuare le esperienze relative soprattutto alla Casa Viola, dove gli utenti si misurano con le attività quotidiane dell’indipendenza”.

I MINORI
Puntando sulle politiche per i minori la Società della Salute concretizza i principi ispiratori delle attività preventive, “con progetti di promozione della salute che hanno come obiettivo l’educazione a stili di vita corretti, e alla costruzione di programmi, che sono cosa diversa rispetto alla mera riparazione successiva all’eventuale danno”, dice Naldoni. “Vorremmo puntare sempre più a questa fascia d’età, coinvolgendo anche i genitori, dal momento che una vita all’insegna della salute può iniziare con un progetto di promozione dell’allattamento al seno”. Per quanto riguarda i minori stranieri, tra i progetti della Sds ce n’è uno che riguarda i fi gli degli immigrati, la cosiddetta seconda generazione, ed il loro inserimento nell’ambito delle attività sportive cittadine. “Dai dati risulta infatti che questi ragazzi sono maggiormente esposti al rischio di abbandono scolastico, ed hanno meno opportunità di frequentare attività fi siche nel doposcuola. Noi riteniamo invece che in quest’ambito, oltre a ricevere l’educazione ad uno stile di vita sano, possano raggiungere un’integrazione ancora migliore con i loro coetanei”.

LE RISORSE
Il Piano integrato di salute può contare sulle risorse del bilancio della Asl per quanto riguarda la parte territoriale, sulle risorse dei Comuni per la parte del sociale e sul fondo sociale regionale attribuito alla zona nord-ovest. Tali risorse ammontano a circa 260 milioni di euro per garantire i servizi sanitari Asl sul territorio (prelievi, visite specialistiche, farmaceutica, salute mentale ecc.) circa 15 milioni di per garantire i servizi sociali nei Comuni (questa cifra non comprende la spesa per il personale) e infi ne 2.766.000 euro del fondo sociale regionale. “Rispetto all’anno precedente – dice il direttore Valdrè – il fondo ha subito un taglio da parte del governo, costringendo la nostra Società della salute a garantire gli stessi servizi con risorse nettamente inferiori”. [Matteo Gucci]

POST-IT
LA SALUTE DEL PAESE (SECONDO GLI ITALIANI)
La salute, e l’affermazione è pienamente condivisibile, non è solo una questione sanitaria ma si compone di differenti parametri. Ciascuno di noi sta bene (o meglio) se vive in un contesto (personale e collettivo) il più sereno e soddisfacente possibile. Si può dire, quindi, che ci si ammala di meno se si è “felici e tranquilli”. Se è davvero così, l’ottavo rapporto annuale su Gli italiani e lo stato, realizzato da Demos & Pi con la collaborazione del LaPolis (Laboratorio di studi politici e sociali dell’Università di Urbino) segnala qualche malessere da non sottovalutare. Dalle 1400 interviste -un campione rappresentativo della popolazione italiana sopra i 15 anni- risulta che due italiani su tre pensano di vivere, oggi, in un paese peggiore di cinque anni fa. Che le istituzioni locali, il comune (45,5%) e la regione (41,4%), godono di maggior fiducia dello stato (37%). Che, rispetto a cinque anni fa, gli italiani sono più scontenti della scuola (-7,3% la pubblica, -9,6% la privata) e della sanità (-1,3% la pubblica, -10,1% la privata). Complessivamente il 45,6% degli italiani (era il 55,4% nel 2001) è soddisfatto dei servizi privati ed il 41.3% (45,6% nel 2001) di quelli pubblici. Alla domanda di cosa lo stato dovrebbe fare per i servizi, il 46% degli italiani risponde che dovrebbe cercare di potenziarli. E di questo, il 23% si dichiara anche disposto a pagare più tasse per realizzare l’obiettivo. Il paese, come si vede, appare diviso in due. Ma ambedue le metà, molto ravvicinate, sono separate da poche linee di febbre. Nessuno sta davvero bene, nessuno sta davvero male. [Cl.Ar.]