Biodiversità, il Comune di Scandicci all'evento finale del progetto LiveSeeding
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11 Giugno 2026
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L'assessora Federica Pacini ha rappresentato il Comune di Scandicci alla conferenza finale del progetto LiveSeeding che si è svolta a Bruxelles mercoledì 10 giugno, dal titolo, 'Change Seeds, Grow the Difference' (Cambiare semi, far crescere la differenza). Durante l'evento sono stati presentati i risultati del progetto e l’impatto delle innovazioni nel settore del miglioramento genetico biologico, come metodologie di sperimentazione varietale in azienda efficienti in termini di risorse, produzione di sementi e imprenditorialità.
Nel suo intervento, l'assessora ha presentato il progetto del Distretto Biologico del Territorio Fiorentino, sostenuto da Fondazione CR Firenze e di recente riconosciuto dalla Regione Toscana, uno strumento di governance territoriale replicabile, che ha avuto come suoi primi promotori il Comune di Scandicci e Rete Semi Rurali. "Il distretto - ha detto Pacini -non nasce da un bando né da un singolo progetto, ma da un’alleanza costruita nel tempo. Da un lato un’istituzione pubblica, il Comune di Scandicci, che ha scelto di trattare l’agricoltura non come un settore separato e rurale, ma come elemento centrale della transizione ecologica della città. Dall’altro Rete Semi Rurali, che da anni gestisce sul territorio la Casa delle Sementi, la Biblioteca dell’Agrobiodiversità – l’unica in Italia interamente dedicata a questi temi – e il festival “72 Ore di Biodiversità". "È questa - ha precisato - la prima lezione che vogliamo condividere: il valore aggiunto non sta nella somma dei singoli attori, ma nella rete che li tiene insieme. L’ente pubblico fa da attivatore e dà stabilità istituzionale; la rete civica porta competenze, comunità e radicamento. Né l’uno né l’altra, da soli, avrebbero potuto raggiungere lo stesso risultato".
Il Distretto è oggi costituito da quattro comuni – Scandicci, Firenze, Lastra a Signa e Signa – ma è già in forte crescita: stanno per aderire Bagno a Ripoli, Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio, ed è allo studio l’ingresso di altri tre comuni, Fiesole, Pontassieve e Impruneta. Secondo i dati riferiti ai territori dei quattro comuni fondatori, ha spiegato Pacini nel suo intervento, "la superficie a biologico o in conversione è cresciuta del 63%, passando da circa 769 a 1.256 ettari, e oggi rappresenta il 32% della superficie agricola del Distretto: un valore che supera sia la soglia di legge del 30% sia l’obiettivo europeo del 25% al 2030 fissato dalla strategia Farm to Fork.
Nello stesso periodo le aziende biologiche sono passate da 65 a 95, mentre il numero complessivo delle aziende agricole è crollato da 669 a 514. In altre parole: in un contesto periurbano sotto forte pressione, dove l’agricoltura tende a scomparire, la conversione al biologico si è rivelata una strategia di resilienza e di permanenza sul territorio".
"Ciò che rende il nostro Distretto distintivo e in linea con il Manifesto di Granollers - - ha concluso - è aver messo al centro la biodiversità coltivata: i semi, le varietà locali, le popolazioni adattate. La Casa delle Sementi di Rete Semi Rurali conserva, seleziona e distribuisce sementi resilienti, trattando il seme come bene comune e non come merce. È da qui che passa la sovranità alimentare: dalla capacità di agricoltori e cittadini di gestire collettivamente la diversità da cui dipende il nostro cibo".
Attorno a questo nucleo è stato costruito un ecosistema di azioni integrate: gli Orti della Diversità affidati a trentanove cittadini ortolani, l’educazione alla biodiversità nelle mense e nelle scuole – che ogni anno coinvolge oltre 3.000 studenti – il nuovo Parco Urbano della Biodiversità di 12 ettari, e il Living Lab con l’Università di Firenze e altre 10 istituzioni di ricerca ed enti del terzo settore.

