Ex nido di Capannuccia ed ex scuola Pestalozzi, la giunta avvia la procedura di valorizzazione
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L'assessore Tomassoli: "Con questa scelta diamo seguito a un impegno assunto con i cittadini durante la campagna elettorale, quello di superare la logica delle dismissioni"
25 Settembre 2026
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La giunta guidata dalla sindaca Claudia Sereni ha dato il via libera l'avvio della procedura di valorizzazione per l'ex asilo nido di Capannunccia e per l'ex scuola elementare Pestalozzi. I due immobili saranno destinati, attraverso un bando di concessione in fase di predisposizione, a funzioni di interesse pubblico o di interesse comune, come attività educative, socio-sanitarie e culturali.
In base alle linee di indirizzo approvate dalla giunta, il bando avrà lo scopo di concedere gli immobili al fine di una loro riqualificazione e rifunzionalizzazione tramite interventi di recupero, restauro e ristrutturazione. A questo riguardo, tra le azioni consentite sono previste anche la demolizione, la ricostruzione e l'ampliamento (fino a 250 mq per l'ex scuola a Capannunccia e fino a 500 mq per l'ex scuola Pestalozzi).
Questi interventi saranno consentiti nella misura in cui saranno finalizzati, si legge nella delibera, "all'avvio di attività di interesse pubblico o comune, con particolare riguardo ad attività educative, didattiche, socio-sanitarie e culturali, che abbiano caratteristiche, livelli prestazionali e qualità del tutto analoghe a quelle garantite dal Comune o da altri soggetti pubblici".
Il progetto presentato dovrà inoltre "rispondere al requisito di 'miglioramento dei livelli prestazionali', e non pregiudicare la piena fruizione pubblica delle opere e delle attrezzature di uso pubblico o di interesse comune in essa presenti", oltre a essere "conforme alle previsioni del Piano operativo e ai regolamenti vigenti".
Tra i criteri di valutazione delle proposte pervenute, ci sarà quello dalla qualità progettuale sotto il profilo architettonico, dei costi di manutenzione, della sostenibilità ambientale, oltre che dell'impatto sociale.
Il tempo massimo per l'inizio delle attività previste dall'offerta sarò fissato in due anni dalla firma della concessione/locazione, che potrà durare fino a 50 anni.
"Questa scelta rappresenta un cambio di rotta essenziale nella gestione del patrimonio pubblico – dichiara la sindaca Claudia Sereni -. Abbiamo deciso di non mettere in vendita questi immobili, ma di valorizzarli aprendoci alla collaborazione con soggetti capaci di investire nella loro riqualificazione e di restituirli a una funzione utile alla città.
L'obiettivo è conservare la proprietà pubblica e, allo stesso tempo, trovare le modalità più efficaci per far tornare questi spazi a essere luoghi vivi, accessibili, capaci di produrre valore sociale.
Questa impostazione si inserisce in un cambiamento più ampio che stiamo portando avanti nella gestione dei beni e dei servizi. Va nella stessa direzione anche il nuovo regolamento del Terzo settore, che introduce un approccio più orientato alla collaborazione e alla co-progettazione, alla valorizzazione anche di tante realtà silenziose e laboriose come quelle no profit che spesso tengono aperti i servizi più complessi e difficili con il volontariato, la responsabilità e la passione sociale. Avere altre possibilità oltre la logica classica degli appalti ci permette di arricchirci di nuove prospettive anche in termini di sviluppo dei servizi e del terzo settore.
Stiamo costruendo una gestione del patrimonio più dinamica, capace di generare valore e di trasformare beni inutilizzati in nuove opportunità".
"Con questa scelta diamo seguito a un impegno assunto con i cittadini durante la campagna elettorale, quello di superare la logica delle dismissioni – afferma l'assessore al Patrimonio Lorenzo Tomassoli -. Questi due immobili erano stati inseriti nel Piano delle alienazioni, ma abbiamo scelto di mantenerli nel patrimonio pubblico e di individuare, attraverso una procedura di valorizzazione tramite concessione, soggetti e progetti capaci di restituire questi spazi alla comunità. È una strategia che va nella direzione di rispondere ai bisogni del territorio: beni pubblici che, attraverso investimenti e nuove funzioni, possono tornare a generare valore senza perdere la loro appartenenza al'ente".
