
Descrizione
Per il penultimo appuntamento con la rassegna Il Libro della Vita, domenica 15 marzo alle 11 presso l'auditorium di piazzale della Resistenza, Raffaele Palumbo ospiterà Valdo Spini, che racconterà le ragioni della sua scelta di 'Socialismo liberale' di Carlo Rosselli come suo libro del cuore. L'incontro sarà supportato dal servizio di interpretariato simultaneo nella Lingua dei segni italiana (Lis) grazie alla collaborazione con l'Associazione Alisei Ets.
Spini presiede il “Coordinamento delle Riviste di Cultura” (Cric) e la "Fondazione Circolo Rosselli", ed è presidente onorario dell’Associazione delle istituzioni italiane di cultura” (Aici). Deputato dal 1979 al 2008, è stato ministro della Repubblica dei governi Ciampi e Amato 1.
È stato vicesegretario del Psi dal 1981 al 1994 in rappresentanza della corrente di sinistra.
È autore tra l’altro de 'La buona politica' (quarta edizione 2018), di 'Carlo e Nello Rosselli. Testimoni di Giustizia e Libertà' (Firenze, Clichy 2017) nonché di 'Sul Colle più alto', Milano, Solferino 2022.
È direttore della rivista “Quaderni del Circolo Rosselli” (ed. Pacini, Pisa)
'Socialismo liberale' di Carlo Rosselli non è solo un classico del pensiero politico novecentesco, ma rappresenta un atto di rottura coraggioso e visionario. Scritto durante il confino a Lipari e pubblicato a Parigi nel 1930, il saggio nasce dall’esigenza di liberare il socialismo dalle incrostazioni dogmatiche del marxismo ortodosso che Rosselli considerava un freno deterministico alla spinta etica dei lavoratori. La tesi centrale dell’opera è provocatoria nella sua semplicità: il socialismo deve essere inteso come il logico compimento del liberalismo. Secondo Rosselli, se il liberalismo ha conquistato le libertà civili e politiche per una minoranza, il socialismo ha il compito di estendere quelle stesse libertà alla classe operaia, fornendo i mezzi materiali affinché l’autonomia individuale non sia un privilegio di pochi, ma un diritto di tutti. In quest’ottica, la libertà non è un metodo borghese da superare, bensì il fine ultimo di ogni trasformazione sociale.

